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La seconda giovinezza della Rete: la rivoluzione dei domini personalizzati

L'estensione dei domini significa davvero maggiore liberalizzazione del web?

La seconda giovinezza della Rete: la rivoluzione dei domini personalizzati

Ormai da un po’ di tempo si parla di una novità web di particolare interesse: si tratta dei domini personalizzati che consentono di raggiungere un sito internet attraverso indirizzi differenti rispetto a quelli familiari.

Fino a pochi anni fa, c’è sempre stata una chiara distinzione tra domini di primo livello (Top Level Domain: TLD) assegnati dalle varie Registration Authority (ad es. quelli generici quali .com, .net e quelli nazionali come .it, .eu) e domini di secondo livello scelti dal titolare del sito.

La novità riguarda la possibilità di scegliere e dunque personalizzare anche quella parte dell’indirizzo che si trova oltre il “punto” e che è sempre stata definita dalle Registration Authority.

Addio quindi all’era del .com, .it, .org ecc., anche se non è ancora pratica diffusa. Con la registrazione dei domini personalizzati la lista di quelli utilizzabili è già lunghissima: si va dalla A di .agency alla Z di .zippo, passando per nomi altisonanti come .gucci o .yahoo

 

Tutto è nato da una svolta epocale dell' Internet Corporation for Assigned Names and Numbers (ICANN), l’ente internazionale no-profit che assegna gli indirizzi IP e coordina il funzionamento della Rete. Non solo, di fronte alla necessità di far fronte alle migliaia di richieste degli utenti, per la prima volta ha aperto le porte ai caratteri non latini, quindi arabo, cirillico e cinese.

La maggiore rivoluzione è stata appunto il dar vita a una nuova era della personalizzazione tanto da poter parlare di “seconda giovinezza delle Rete”.

Si può pensare infatti che dagli anni ottanta ad oggi, la liberalizzazione dei domini di primo livello possa essere la più grande tattica di estensione nella storia di Internet.

 

Subito tra le aziende è stata corsa ad aggiudicarsi un’estensione ad hoc costituita dal proprio nome. Da lì, l‘idea fornire l’opportunità di prenotazione da parte di diverse aziende che hanno offerto la stessa procedura gratuita di prelazione.

Ad oggi non sono ancora tutte confermate dall’ICANN, l’attribuzione definitiva di queste estensioni quindi non è ancora garantita, ad esempio al colosso della vendita online Amazon non è stato concesso il dominio .amazon, in quanto potrebbe fare riferimento anche all'Amazzonia.

La pre-registrazione infatti deve essere trasmessa al Registro competente dove non ha alcuna certezza di concretizzarsi: deve attendere tutte le prenotazioni provenienti da tutti i provider, metterli a confronto e decidere a seguito dei controlli di sicurezza e di ordine di arrivo.

 

La rivoluzione è appena cominciata in quanto vi è ancora poca conoscenza della cosa. Dopo quasi tre decenni di monopolio incontrastato del “dot com”, il Web come lo conosciamo sta cambiando se chiunque potrà registrare il proprio sito con i nuovi domini “personalizzati”. I marchi più importanti come Gucci e Nike hanno fatto richiesta, più di cento domini proposti appartenevano solamente a Google: non solo i più comuni “.youtube”, “.android” o “.gmail”, ma anche per suffissi come “.game”, “.blog” e “.cloud”. Più complessa invece è l’assegnazione di suffissi più generici e più ambiti come “.tech” o “.app”.

La lista si arricchisce quindi di oltre mille desinenze che vanno ad aggiungersi ai 22 classici già riconosciuti.

 

L’idea, secondo gli analizzatori, era quella di “dirottare” la navigazione degli utenti verso destinazioni certe, creando una sorta di gruppi di aree specifiche: le new entry autorizzate avrebbero consentito alle aziende o ai singoli utenti di identificarsi meglio in Rete, migliorando la sicurezza del proprio marchio: massima indicizzazione, massima affluenza.

Questo è senz’altro fondamentale in un’epoca in cui i consumatori chiedono alle imprese, in cambio di attenzione e fiducia, più interazione e comodità di fruizione delle piattaforme online.  

Se la diffusione non è ancora stata evidente forse è anche a causa del costo, certamente non alla portata di tutti.

Le cifre mastodontiche (si parla di migliaia di dollari) hanno subito acceso polemiche di chi vede nell’operazione il rischio di trasformare il Web in uno spazio riservato a pochi eletti.

Vi sono poi problemi riguardanti le scarse informazioni sui costi di mantenimento annuo dei domini e la questione aperta sui tempi di disponibilità.

 

Gli esperti insistono sul problema più grave del “cybersquatting”, il fenomeno di registrare domini web riconducibili a marchi noti e coperti da copyright o a personaggi pubblici, con lo scopo di ricavarne profitto.

Da parte sua l’Icann ha promesso che effettuerà rigidi controlli per evitare possibili frodi, gestendo la registrazione secondo il principio “First come, first served” e proprio a causa dei vari controlli e le tante difficoltà burocratiche, tecniche e organizzative ha rimandato diverse volte il lancio dei nuovi gTLD.

 

Il prossimo passo sarà la geolocalizzazione: la città di New York è la prima al mondo a possedere un proprio dominio “.nyc” che distingue solo i siti dei residenti nella Grande Mela. Uno strumento in più per promuovere un determinato territorio, i prodotti e le piccole aziende che operano in un’area geografica ristretta.

In definitiva, quello delle nuove estensioni di domini è un argomento sicuramente da approfondire, soprattutto in merito all’importanza che queste avranno ai fini dell’Internet marketing a cui si collegano anche le tematiche del business online, della presenza sul Web e della tutela del marchio.