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Quante volte dobbiamo imparare le cose?

L'evoluzione parte dalla consapevolezza

Quante volte dobbiamo imparare le cose?

Ogni essere umano nello svolgimento delle proprie attività quotidiane esegue una serie di operazioni “automatiche” imparate nell’arco della sua vita con l’esperienza o con lo studio finalizzato. Ma come arriva a ciò ? 

 

A. All’inizio non siamo capaci di svolgere una certa attività ma non ne sentiamo la mancanza perché non sappiamo neanche che quella attività esiste o, se lo sappiamo, non siamo coscienti del fatto che possa servirci. Ad esempio: un bimbo non sente la necessità di saper mandare un SMS col cellulare.

 

B. Poi, per esperienza diretta o perché qualcuno ce lo ha fatto notare, scopriamo che la nostra vita o la nostra attività professionale potrebbe migliorare se fossimo capaci di quelle azioni. Ad esempio: Il bimbo, crescendo, sente il bisogno di inviare messaggi agli amici. 

 

C. Ecco, allora, che cerchiamo di “impararle” con la formazione o con l’addestramento o con l’autodidattica. Ad un certo punto, quindi, arriviamo ad acquisire la capacità di svolgere tali azioni e siamo ben attenti di applicare le nozioni acquisite per ottimizzarne i risultati. Es.: un adolescente impara ad inviare SMS alla fidanzata e lo fa provando piacere. 

 

D. Ma, col tempo, l’attenzione scema e le azioni, anche per troppa disinvoltura, diventano automatiche e smettono di fornire innovazione e valore aggiunto. E’ questa la fase più pericolosa per la crescita personale e, soprattutto, per il miglioramento della gestione dei processi e delle attività. Es.: Un professionista invia SMS per come sapeva fare all’inizio senza evolvere verso gli MMS o senza saper mandare allegati o senza usare il cellulare per connettersi in rete. 

 

Potremmo schematizzare queste 4 fasi come: 

Fase - Consapevolezza - Capacità 

A - Inconsapevolezza e incapacità - Non mi rendo conto di non saper fare - Non so fare 

B - Consapevolezza dell’incapacità - Mi rendo conto di non saper fare - Non so fare 

C - Consapevolezza della capacità - Mi rendo conto di saper fare - So fare 

D - Inconsapevolezza della capacità - Non mi rendo conto di saper fare - So fare

Perché è la fase D) quella che va sorvegliata con più attenzione ? 

 

Perché la convinzione di “saper fare” ci fa dimenticare che i processi cambiano, le tecnologie progrediscono, che possono presentarsi degli imprevisti e che quindi la nostra capacità è destinata ad esaurirsi. 

Ma, peggio ancora, questo adagiamento nella nostra erudizione porta a molti altri inconvenienti: 

- perdiamo l’attenzione alle opportunità: gli automatismi nelle azioni non ci fanno notare quei dettagli che potrebbero portare grandi vantaggi 

- le attività diventano monotone e ripetitive, subentra la noia 

- cambiare diventa faticoso, siamo sempre più portati al rifiuto del cambiamento. 

 

Immaginiamo tutto questo ragionamento applicato alla nostra vita quotidiana e concludiamo che MANTENERE SEMPRE FRESCA E ATTUALE LA NOSTRA ATTENZIONE ALLE NOVITA’ ci conserva giovani ed efficienti. 

Immaginiamolo ora applicato alla realtà di una azienda. A tutti i livelli professionali, FORZARE IL PROCESSO DI AGGIORNAMENTO DELLE CAPACITA’ DELLE PERSONE è una priorità assoluta se ci si vuole proiettare verso l’innovazione. 

 

Charles Darwin scriveva: 

 

"IN UN SISTEMA IN EVOLUZIONE NON SOPRAVVIVE LA SPECIE PIÙ FORTE, MA QUELLA PIÙ CAPACE DI ADATTARSI AI CAMBIAMENTI"